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Mal dell’esca: una nuova strategia per ridurre l’impatto nei vigneti adulti
Mal dell’esca rappresenta oggi una delle principali criticità fitosanitarie per la viticoltura europea e mediterranea, non solo per la sua diffusione, ma soprattutto per la difficoltà di essere gestito in modo efficace e duraturo.
Non si tratta di una malattia nuova: le sue prima e descrizioni risalgono all’antichità, fino all’antica Grecia, dove era conosciuta. Tuttavia, negli ultimi decenni l’esca è diventata sempre più visibile e impattante, fino a essere percepita come un problema strutturale di molti vigneti in piena produzione.

Sintomi fogliari.
Esempio di sintomi fogliari
tipici del Mal dell’esca
Nessuna cura, solo contenimento e gestione
Un punto che la ricerca ha chiarito in modo definitivo è che, ad oggi, non esistono trattamenti curativi per il mal dell’esca. Dopo il bando dell’arsenito di sodio, utilizzato in passato ma eliminato per le sue gravi implicazioni tossicologiche e ambientali, nessun prodotto ha dimostrato di essere in grado di eliminare i patogeni del legno una volta che questi si sono insediati nella pianta. Questo limite non è dovuto a una mancanza di ricerca, ma alla natura stessa della malattia, che coinvolge microrganismi profondamente integrati nei tessuti legnosi. Le strategie oggi disponibili si basano quindi esclusivamente sulla prevenzione e sul contenimento.
UNA SPERIMENTAZIONE PLURIENNALE IN PIENO CAMPO
F5-E è stato valutato con un’impostazione sperimentale pensata per rispondere a una domanda molto pratica: in condizioni reali di vigneto, per più annate consecutive e su materiali diversi, l’aggiunta del formulato ai trattamenti standard riesce davvero a ridurre la quota di piante che esprimono sintomi fogliari di esca (incidenza) e, tra quelle sintomatiche…

